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domenica 1 aprile 2012

Addio alle armi::Ernest Hemingway E IL FRIULI E LA PRIMA GUERRA MONDIALE

"Addio alle armi" è una storia conosciuta da sempre: Nanda Pivano l'ha ripetuta diecine di volte. Hemingway, per rimettersi da due incidenti aerei consecutivi in Africa, se ne stava a Venezia, mi pare al "Gritti": dove durante la notte beveva sei bottiglie di amarone e scriveva cinquanta pagine. La mattina, all'alba, andava al mercato di Rialto, a mangiare le sardine crude. Poi tornava in albergo, rileggeva quanto fatto, ne buttava via il 90 %, e dormiva fino al pomeriggio. Quando usciva, per amoreggiare con la nobildonna veneta: gli ricordava un'infermiera conosciuta al fronte durante il primo conflitto mondiale, dov'era stato nella Sanità, e corrispondente di guerra per un giornale. Il tutto è condito di fantasia letteraria, naturalmente. Ma interessante è il suicidio dello scrittore, rifugiatosi in vecchiaia tra la Florida e Cuba. Con una fucilata in bocca, dopo aver saputo di avere un cancro. Come il padre, medico di successo. Del quale ricordava un aneddoto, segno del rapporto freudiano tra i due. Quando Hemingway divenne giornalista, il genitore gli chiese quanto gli dessero. "1.000 dollari al mese", rispose. E l'altro: "Che miseria! Sei proprio un fallito!" E quando vinse il Premio Pulitzer: "Quanti soldi sono?" E lui: "25.000". Ancora: "Poveretto! Non vali niente!" E quando vinse il Nobel, la solita domanda: "Quanti soldi sono?". E Hemingway: "Un milione di dollari". "Cosa fece allora tuo padre?", gli domandò un amico. "Si sparò", rispose Ernest..se tanto mi dà tanto.disfatta. il 24 ottobre del 1917 e terminò con una pesante sconfitta all'Italia battaglia di Caporetto (Kobarid) (o dodicesima battaglia dell'Isonzo).feat.by friul kaiser

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